Vermouth-quello-vero-è-di-Torino-lo-stabilisce-Unione-Europea

Dopo l’Igp arriva un nuovo riconoscimento per il Vermouth, la storica bevanda piemontese!

Il vero Vermouth? Solo quello che proviene da Torino e che ha ottenuto il via libera dalla Ue, dopo un lunghissimo iter, durato 20 anni, al riconoscimento dell’indicazione geografica. La Commissione Europea infatti ha terminato la valutazione del fascicolo tecnico dell’Indicazione geografica e nei prossimi mesi, dopo la pubblicazione sulla Gazzetta Ufficiale, il disciplinare dello storico vino aromatizzato torinese, bevuto come aperitivo, avrà piena applicazione.

Il Vermouth di Torino e la sua antica storia

Del vermouth, a Torino, se ne raccontano moltissime. Il vino aromatizzato, che non è un liquore, né un amaro, affonda le radici in casa Savoia, dove il primo documento ufficiale ne riconduce i natali reali al 1778. Poi nell’Ottocento si confermerà bevanda preferita del Re, e proprio la Casa Reale darà impulso alla prima produzione “industriale” della bevanda, in quel di Pollenzo. La sua fama è indissolubilmente legata al Piemonte ed a Torino, dove nel 1800 si sviluppò una vera e propria aristocrazia di vermuttieri grazie ai quali, in misura e modi diversi, la diffusione del Vermouth di Torino divenne internazionale, raggiungendo in tutto il mondo una grande risonanza.

Deve il suo nome al termine tedesco “Wermut” usato per definire l’Artemisia Absinthium, ha radici antichissime. La ricetta del vinum absinthites a base di erbe compare, infatti, in trattati risalenti ai primi secoli dopo Cristo quando era impiegato come medicinale. Ma con il Rinascimento, l’ampio utilizzo delle spezie orientali in Europa, permette di arricchire la ricetta connotandola con nuove note aromatiche, come cannella, chiodi di garofano e rabarbaro.

A partire dalla metà del Quattrocento il Piemonte inizia ad attestarsi come conoscitore dell’arte della distillazione e, nel Settecento, i liquoristi di Torino godevano di ampia celebrità. È proprio dal capoluogo piemontese che ha inizio l’evoluzione del Vermouth di Torino come lo conosciamo oggi, da bevanda medicinale ad aperitivo conviviale ed è in questo periodo che la città inizia ad ospitare opifici, liquorerie e farmacie speziali. A Torino i liquoristi e i confettieri erano iscritti all’Università dei Confettieri e Liquoristi della Città di Torino, una confraternita di arti e mestieri che riuniva tutti i produttori dei nuovi liquori che negli anni seguenti avrebbero reso grande la tradizione piemontese. Sono loro che creano le nuove ricette di vino aromatizzato e producono i primi Vermouth di Torino in bottiglia.

La nuova bevanda inizia ad essere apprezzata anche fuori Torino, e il vero successo arriva a metà Ottocento, quando per la prima volta viene esportata. All’inizio del Novecento inizia a diffondersi il “Vermouth bianco”, che si distingue per il colore più tenue, caratterizzato da note floreali e agrumate e degustato dalle donne nei bar, tanto da essere definito “Delizia per signore”, decretando una vera e propria rivoluzione del mercato.

A partire dagli anni Venti del Novecento inizia ad affermarsi anche il “Vermouth rosso”, colorato con il caramello come richiesto dal mercato americano. La normativa italiana riguardante il vermouth inizia con il Regio decreto-legge del 9 novembre 1933, n. 1696, il quale fornisce indicazioni generali al fine di caratterizzare il prodotto. Il primo Regolamento comunitario che individua le Indicazioni geografiche per i vini aromatizzati è il Regolamento CE n. 1601 del 10 giugno 1991, che per la prima volte riconosce e tutela il Vermut di Torino.

UE: Il Vermouth di Torino è di Torino

Per tutelarne la storia e la ricetta antica, nel 2017 nasceva dall’unione di 18 produttori storici l’Istituto del vermouth di Torino, con contestuale definizione di un disciplinare approvato allora con decreto del Ministero dell’Agricoltura (DM 1826, 22 marzo 2017). Mentre oggi si festeggia la conclusione positiva di un iter durato oltre due anni. L’ufficializzazione dell’iter di tutela e valorizzazione da parte dell’Unione Europea, è arrivata nei giorni scorsi, in concomitanza con la giornata torinese intitolata al festival del vermouth di Torino, andato in scena lo scorso 16 novembre. Bruxelles ha finalmente riconosciuto la paternità alla città, confermando che il “Vermouth di Torinoèdi Torino”.

Di fatto, la decisione europea ratifica l’Igp che da un paio d’anni regola la produzione di Vermouth di Torino realizzato con vino italiano almeno al 50% piemontese, distillato con erba Artemisia, obbligatoriamente di provenienza locale. Si aggiungono poi altre erbe e spezie, dalla china al rabarbaro, dalla genziana al sambuco, all’arancia, in base al prodotto che si vuole ottenere, vermouth bianco o rosso (l’unico colorante ammesso è il caramello), dolce o secco.

E in questa storia ricca di riconoscimenti, la scorsa primavera, l’appuntamento al Vinitaly battezzava la nascita del Consorzio di tutela del Vermouth di Torino. Nato proprio per valorizzare e tutelare l’intera filiera, riunendo coltivatori e trasformatori di erbe officinali piemontesi, elaboratori e imbottigliatori, aziende proprietarie di marchi commerciali che gestiscono autonomamente la filiera.